ESSERE SVEGLI
Morire, dormire. Dormire, forse sognare.
FT
12/27/20252 min read


Vorrei accostare un estratto di Gustav Meyrink, scrittore ed esoterista austriaco, tratto da "Il volto verde" e il celebre monologo di Amleto di William Shakespeare, riportati più giù.
Se da un lato vi è una esortazione ad uscire dallo stato di sonnolenza in cui l'uomo vive, dall'altro abbiamo un vero e proprio stato confusionale delirante dove Amleto oscilla tra il sogno e il ragionare intellettualistico morto.
Per brevità ricordo che gli stati di coscienza sono: trance, sonno profondo, sogno, veglia, immaginazione (o sogno cosciente), ispirazione (o sonno cosciente) e intuizione (o trance cosciente).
Nell'Amleto vediamo dispiegarsi non tanto un essere umano che raggiunge le altezze del pensiero quanto piuttosto un invischiarsi, e rimanere imprigionato, nel riconoscere, senza armonizzare, il mondo superiore, i sentimenti e l'intelletto oscillando in uno stato di un'infelicità senza soluzione.
Chi non impara a vedere in terra, di là non lo impara di certo. La chiave della potenza sulla natura inferiore è arrugginita fin dal diluvio. Essa si chiama: essere sveglio. Essere svegli è tutto. Di nulla l'uomo è così fermamente persuaso quanto d'essere sveglio. In verità però egli è imprigionato in una rete di sonno e di sogno ch'egli stesso ha intessuto. Più fitta è questa rete e più potente signoreggia il sonno. Quelli che vi sono impigliati passano nella vita come un gregge avviato al macello, ottusi, indifferenti e senza pensieri. Essere svegli è tutto. Il primo passo in questo senso è così facile che anche un bimbo lo sa fare: solo il malcontento ha disimparato a camminare e resta paralizzato d'ambo i piedi perchè non vuol fare a meno delle stampelle che ha ereditato dai suoi antenati. Sii sveglio qualunque cosa tu intraprenda! Non credere d'esserlo già. No: tu dormi e sogni. Irrigidisciti tutto, Raccogliti bene e costringiti un momento solo alla sensazione che attraversa con un brivido il corpo: ORA SONO SVEGLIO!"
( Gustav Meyrink: "Il volto verde")
Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d'atroce fortuna
o prender armi contro un mare d'affanni
e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo,
gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge,
l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione.
(William Shakespeare, Amleto, atto terzo, scena prima)
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